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Cooperativa Sociale Onlus 
LA LANTERNA DI DIOGENE 
inTECH
l 30 aprile del 1986 l’Italia per la prima volta si è connessa ad Internet: il segnale, partito dal Centro universitario per il calcolo elettronico (CNUCE) di Pisa, è arrivato alla stazione di Roaring Creek, in Pennsylvania. Quella prima connessione era la fine del progetto di un gruppo di pionieri; ed è stato l’inizio di una storia nuova.

In occasione di questa ricorrenza la Lanterna di Diogene inaufura la pagina del sito dedicata a tutti progetti che hanno come strumento internet e la tecnologia per la realizzazione di interventi rivolti alla persona
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16/06/2014, 15:07



Creare-la-relazione


 operare come risorsa per la gestione dei problemi dell’ambito dell’autonomia personale facilitando l’integrazione; riconoscersi come parte di un gruppo (operatori della scuola, dei servizi e famigliar



Noi operatori abbiamo sempre discusso sul ruolo e sulle competenze necessarie e non è semplice delineare una linea comune. Nell’immaginario si ritiene che l’operatore dell’integrazione scolastica debba essere capace di 

  1. operare come risorsa per la gestione dei problemi dell’ambito dell’autonomia personale facilitando l’integrazione; 
  2. riconoscersi come parte di un gruppo (operatori della scuola, dei servizi e famigliari) che interviene con ruoli e competenze diverse in un progetto comune e globale; 
  3. assolvere compiti riconoscendo e esplicitando i significati e gli obiettivi educativi; 
  4. trovare lo spazio del proprio operare e riconoscere i confini professionali della e nella relazione instaurata. 

Tutti, in modo particolare nella fase iniziale di un lavoro, parliamo di creare la relazione: è la nostra premessa. Gli insegnanti utilizzano la materia scolastica, i voti, hanno un potere sugli alunni e noi....  Che non mettiamo voti, come possiamo essere ben accolti e fungere da guide educative per i bambini/ragazzi? Dobbiamo creare la relazione! Ma che cosa significa e soprattutto per essere oprativi come si fa? Oltre al saper fare e all’aver chiari i nostri obiettivi non possiamo non tenere presente, il presupposto che il nostro lavoro è fondato sulla dimensione relazionale che è sullo sfondo e si intreccia con quelli che sono gli strumenti e le competenze specifiche quali l’osservazione diretta dell’utente per il riconoscimento dei bisogni, limiti e risorse, del contesto e la comunicazione. Diciamo spesso che la relazione è il mezzo attraverso il quale stipulare un patto educativo; infatti ciò che maggiormente lascia un’impronta nell’alunno è l’entusiasmo, la vicinanza, la flessibilità personale, la comprensione, l’empatia e il senso di giustizia dell’adulto. Nel momento in cui ci mostriamo attenti, presenti alla persona, sinceramente interessati inizia il processo d’identificazione del bambino/ragazzo con la nostra figura e per differenza, rispetto al vissuto domestico, iniziamo a fungere da modello, che mostra e rappresenta una modalità altra di relazione e di funzionamento. nLa relazione rappresenta una delle caratteristiche distintive della figura dell’educatore professionale , il modo attraverso il quale le intenzioni educative diventano lavoro e risultati educativi. Dove non c’è relazione interpersonale non c’è la possibilità di dare seguito alle intenzioni educative e, conseguentemente, aspirare a ottenere dei cambiamenti.nSe dovessimo elencare gli ingredienti indispensabili per creare delle relazioni funzionali ad un patto educativo ci viene in mente: 
  1. In primis la presenza e quindi dedicare del tempo esclusivo all’altra persona per conoscerla e per farci conoscere; 
  2. L’attenzione sincera e genuina per l’altro, che in quel momento diviene importante per noi; 
  3. L’ascolto empatico e quindi l’assenza di giudizio nelle varie situazioni che si vengono a creare; 
  4. Flessibilità... la nostra nel saper tentare diverse strade per raggiungere lo stesso obiettivo, in quanto, lo sappiamo bene, non esiste il giusto modo o quello sbagliato, si procede per tentativi ed errori attivando dei processi funzionali al cambiamento;
  5. Vocabolario positivo e quindi puntare sulle risorse della persona piuttosto che sui limiti o le mancanze (con cui fa i conti già quotidianamente). Si agli elogi che producono rispetto e simpatia e no ai rimproveri che generano astio ed oppositività, ciò preclude uno sforzo nel cercare il lato positivo in ogni persona e situazione ed un grande autocontrollo; 
  6. Atteggiamento propositivo e positivo, il classico sorriso che può sembrare una banalità nelle giornate più difficili fa la differenza; 
  7. Perseveranza in quanto gli adulti siamo noi ed è possibile, anzi scontato, che inizialmente il grosso del lavoro spetti solo a noi. 

Questi sono, a nostro avviso, gli ingredienti più importanti e funzionali per creare una relazione che porti alla possibilità di lavorare su un patto educativo ed essere seguiti verso il cambiamento. nIn chiusura è giusto evidenziare che per fare una buona torta è meglio seguire gli ingredienti della ricetta ma per fare una torta speciale è opportuno metterci del proprio! Quindi spazio alla creatività ed alla sperimentazione nelle relazioni.



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